Juvanne Martis Sero

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La fine del Carnevale mamoiadino è segnata dall'arrivo in piazza del fantoccio di Juvanne Martis Sero (Giovanni Martedì sera).

Juvanne, morente, viene portato in giro per le vie del paese da un gruppo di uomini vestiti in vardetta, scialle e muncadore e con il viso colorato di nero. 

Bussando di porta in porta essi chiedono un po di vino per fare le trasfusioni al povero Giovanni, tentanto di rianimarlo. Il vino che viene donato dai mamoiadini viene poi versato in una damigiana che viene sistemata all'interno del fantoccio. 

Gli uomini lungo il percorso che finirà in piazza Santa Croce, cantano una sorta di lamento funebre in tono allegorico, improvvisando divertenti  battorinas passando di casa in casa.

E' celebre s'attittu:

"juvanne meu prenu 'e paza,

mesu meazza, meazz ' e mesa

torrami sa vresa 'i mi c'asa urau

Juvanne istesserau!

All'arrivo in piazza, in genere dopo le fave col lardo, ci sarà anche il medico a tentare di salvare Juvanne, vieme così eseguita l'operazione. Ed ecco che dal ventre del fantoccio vengono tirate fuori le budella (sas istintinas de por'u), si tenterà di rianimarlo ma nulla, Juvanne muore, così come il Carnevale mamoiadino. E' così tutti gli anni si rinnova anche questo rito antichissimo.

Il fantoccio a differenza di altri paesi, non viene bruciato, ma viene conservato a riutilizzato l'anno successivo da un altro gruppo di uomini.