MAMUTHONES E ISSOHADORES

Usi Costumi e Tradizioni      Sommario

 

I Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada sono le maschere sicuramente più rappresentative del Carnevale barbaricino e della Sardegna. La loro origine è  molto antica e misteriosa e numerose sono le interpretazioni circa il loro significato. Alcuni studiosi affermano che il rito dei Mamuthones e degli Issohadores rapprenti un fatto storico realmente accaduto. L'invasore reso schiavo dai Sardi, ossia secondo lo studioso Raffaello Marchi, i mori fatti prigionieri dai Sardi (gli Issohadores abbigliati coi panni dei Vinti). In merito a questo rito lo studioso Raffaello Marchi pubblicò nella rivista Il Ponte la sua tesi e i suoi studi sulle nostre maschere. Altri come il Masala ritengono che in realtà essi rappresentino il popolo sardo prigioniero dei punici. Ma c'è anche chi riconduce la danza dei Mamuthones ad un rito apotropaico e propiziatorio, un rito che allontanerebbe il male per favorire annate agrarie favorevoli e abbondanti. Non dimentichiamoci che tutti i popoli antichi fin dal neolitico adoravano la Dea Madre portatrice di fertilità e abbondanza, senza la quale non poteva esistere la vita. A proposito del rito agropastorale non bisogna dimenticare che la prima uscita dei Mamuthones, il 17 gennaio di ogni anno, coincide proprio con l'inizio dell'annata agraria. I Mamuthones eseguono la loro danza attorno ai numerosi falò preparati dai mamoiadini in occasione della festa del patrono Sant'Antonio Abate. Anche se rimangono perplessità sul fatto che essi sfilassero in occasione di Sant'Antonio, non bisogna dimenticare infatti che questa tradizione è stata ripristinata negli anni '80, nelle numerose interviste fatte agli anziani, nessuno di loro parla dell'uscita dei Mamuthones per Sant'Antonio, ma si ritiene che essi facessero la loro comparsa solamente per il Carnevale. Un'altra tesi molto interessante è l'interpretazione del Prof. Francesco Naseddu, secondo il quale i Mamuthones sono gli attori di uno spettacolo/festa di matrice bizantina, "la majuma" o "majumada". Secondo questa interpretazione, i bizantini istituirono questa festa anche a Mamoiada, e da questa probabilmente ne deriverebbe il nome.

Una curiosità: quando si chiede ai bambini di imitare i Mamtuhones questi ultimi mimando la sfilata recitano: "ajum - ajumma", che questo modo di dire si sia tramandato nei secoli in seguito alla festa della "majuma"?

Sfilata Mamuthones e Issoadores foto Sara Muggittu

L'abbigliamento:

I Mamuthones indossano una maschera in legno nera detta "Visera", maschere che viene realizzata ancora oggi artigianalmente spesso dagli stessi uomini che sfilano, così come un tempo, ovviamente oggi sas viseras sono più rifinite e indossabili rispetto al passato, non a caso si notano in molte fotografie d'epoca i Mamuthones che sfilano senza maschera, generalmente la portavano all'inizio del percorso e per il resto della sfilata  veniva tenuta in mano. Le pelli che vengono indossate vengono chiamate in gergo "peddes", ossia le mastruche, utilizzate spesso dai pastori specie in montagna, e realizzate dalle pelli di pecora nera. Un tempo non tutti avevano la possibilità di avere le mastruche, non era raro vedere diversi mamuthones con la giacca di velluto al rovescio, "a s'imbesse". Sulle spalle portano "sos sonazzos", i campanacci o chiamati anche "carriga", dal peso complessivo di 30-35 kg. Oggi i campanacci, realizzati artigianalmente, sono facili da reperire, un tempo, i pastori che indossavano le vesti di Mamuthone, utilizzavano i campanacci del proprio bestiame. Gli altri indumenti utilizzati sono il velluto, "su billudu", giacca "zanchetta" e pantaloni, gli scarponi in pelle "sos 'usinzos" e infine il fazzoletto "su mnucadore" che chiude e ferma il classico cappello sulla maschera, "su bonette".

     

Gli Issohadores indossano parte degli indumenti del Costume tradizionale maschile, sul capo portano "sa berritta" che viene tenuta da un fazzoletto colorato, la camicia del costume "sa 'amisa", il corpetto rosso "su curittu", i calzoni bianchi "sos cartzones", uno scialletto che viene legato in vita "s'issalletto", un tempo non era raro che gli stessi issohadores realizzassero anche al telaio i loro scialletti, oggi la moda ha imposto l'uso di scialletti realizzati secondo lo stile di oliena, con pitture e ricami. Per chiudere i calzoni bianchi vi sono poi le ghette nere di orbace "sas cartzas". Diversi anni fa, fino agli anni 80, gli issohadores indossavano i pantaloni di velluto e gli scarponi "sos 'usinzos", al posto dei calzoni bianchi. Nello storico gruppo dei Mamuthones guidato da tziu Costantinu Atzeni, tutti gli Issohadores portano i pantaloni di velluto. Ci sono state parentesi curiose nel loro abbigliamento, come l'indossare il berretto da Bersagliere, stivali o cambali o negli anni 70 i pantaloni a zampa di elefante, ma sostanzialmente I Mamuthones e gli Issohadores, specie un tempo, erano uno spettacolo carnevalesco, si seguiva il rito ma più che altro per divertimento e spesso veniva indossato tutto ciò che era stravagante e particolare, in più rispetto all'abito tradizionale. Gli altri accessori non meno importanti sono la sonagliera "sos sonazzos o sonazeddos" e l'importantissima fune di giunco intrecciato "SA SO'A", termine dal quale deriva sicuramente il nome dell'issohadore, che significa infatti portatore di "so'a". In tempi antichi questa fune veniva realizzata di cuoio, lo stesso materiale utilizzato per le funi che servivano per legare i buoi (chiamate anche "sos loros"), col tempo sono state sostituite dalle funi di giunco, sicuramente meno pesanti e meno pericolose delle altre, spesso infatti, quando gli issohadores erano soliti prendere al lazzo gli spettatori, le funi di cuoio facevano molto male.

 

La maschera bianca. Altro particolare importante "ripristinato" dalla Pro Loco, è  la Maschera Bianca, questa visera ha destato in questi ultimi anni moltissime polemiche e dibattiti. Secondo le testimonianze degli anziani, i filmati e le foto degli anni '50, quest'ultima è realmente esistita, ma con alcune differenza sostanziali rispetto a quella utilizzata oggi. Innanzitutto il materiale usato non era il legno ma bensì comunissima plastica, queste maschere (per chi poteva permettersela), venivano infatti acquistate presso i negozietti locali, addirittura alcuni degli issohadores indossavano stracci. Molte maschere, chiamate anche "viseras de santu", utilizzate sia dai cavalieri in costume, sia dalle donne che si recavano ai balli in maschera, non erano completamente bianche, alcune avevano il contorno degli occhi nero, alcune la barba, alcune erano anche di colore leggermente più scuro. In ogni caso comunque non solo non tutti la indossavano, ma non vi era comunque nemmeno l'obbligo di portarla, ognuno decideva, in base anche alle proprie possibilità, di indossarla o meno.

 

 I Mamuthones e gli Issohadores, nel corso degli anni, hanno sicuramente avuto cambiamenti significanti, ma bisogna stare attenti a non incorrere nella creazione di un falso storico o in imposizioni che non servono a nulla. D'altronde non ne abbiamo bisogno,  il  rito dei Mamuthones e degli Issohadores fra tutte le numerose maschere "ritrovate" in Sardegna, è sicuramente quello più antico e radicato, soprattutto tra i mamoiadini, e Mamoiada non ha avuto di certo bisogno di "strane ricerche" o di "invenzioni" per attirare flussi turistici. Resta comunque il fatto che certe prese di posizione non sono affatto positive.

 

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