| Sonaggios e s' Urtzu Ortueri |
| Tradizioni di Sardegna - Maschere in Sardegna |
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Sonaggiaoso e s' Urzu sono la tradizionale maschera di Ortueri, riscoperta e valorizzata
grazie all' impegno e all' interesse profuso dall'Associazione Culturale nata nel 2003 e composta dagli stessi soci fondatori. Per dare un breve cenno sulle origini di tale maschera si premette che l' Associazione ha intrapreso un'azione di ricerca dei documenti storici che l' abbiano interessata ma al momento, a parte la memoria storica degli anziani del paese che ne tramandano le storie da generazioni, si è in grado di fare riferimento a una poesia di Bonaventura Licheri che, nel 1769, al riguardo scrisse: FALANDE DAE S'ALTURA DE SU MONT'E TONERI SA VIA 'ORTUERI DAE SANTU MARU... INGHIRIANT IN SU FOGU SOS ANTONIS PREGHENDE SU CREO RETZITENDE PROMISSA FATA… PUSTIS TOTU IN CUMBATA PER I SOS FOGULONES. BRINCAT SOS MAIMONES CHE UN'INIMIGU... nella quale si fa esplicito riferimento a quella che è l' occasione più importante di esibizione della maschera tradizionale, ossia il 17 gennaio festa di S. Antonio abate, o eglio la notte che la precede, nella quale si preparano is tuveras, i falò che si accenderanno la sera del 16, all' Ave Maria. I fedeli che devono sciogliere i voti al Santo, invitano 13 uomini di nome Antonio ai quali far compiere 13 giri, inghirioso, intorno al falò, recitando un Gloria al Padre e 13 Credo. Alle origini della maschera si formavano gruppi di giovani che si annerivano il viso con la fuliggine, indossavano su saccu, una mantella di orbace, sa berretta, il copricapo ugualmente di orbace, e si appoggiavano sulle spalle pelli di pecora o di montone. Si agghindavano appendendosi campanelle, sonaggiasa,di varia misura, bindighinoso, deghinoso, settinoso tanto da raggiungere anche un peso di venti chilogrammi. Altre due file di campanelle venivano fissate sul petto. I’ sonaggiaoso, festosamente, andavano di tuvera in tuvera saltando sulle fiamme ed esibendosi in giocose acrobazie per esaltare la prestanza fisica e dare prove di coraggio. I’ sonaggiaoso ricomparivano poi la sera del 19 alla vigilia di San Sebastiano, il protettore dei pastori. I’ sonaggiaoso sono presenti nel carnevale ortuerese almeno dall' inizio del '900 e fino ai primi anni del fascismo, ossia finchè le misure restrittive imposte dal fascismo portarono al divieto dell' uso delle maschere nei luoghi pubblici e alla loro autorizzazione esclusivamente nei locali privati. In questo modo anche i' sonaggiaoso scomparvero dalle scene delle tradizionali mascherate fino alla recente riscoperta. Descrizione della maschera: I' sonaggiasa, da cui prendono il nome le maschere, sono le campanelle che si appendono al collo delle bestie al pascolo per segnalarne la presenza e facilitarne la ricerca. Le maschere sono la personificazione del gregge, la pelle di pecora bianca e la faccia annerita dalla fuliggine hanno il compito di celare i connotati umani e trasformare le maschere in animali, e s' urzu, letteralmente orso seppure sarebbe meglio orco perché indica la personificazione del demone, si agita come un forsennato, si scaglia contro le persone, salta sui tetti e sugli alberi, grida e si dimena rotolandosi per terra, inscenando l' eterna lotta del bene contro il male. Tutta la ritualità è accompagnata dalle ritmiche cadenze segnate dal suono dei campanacci. S' urzu è vestito con una grande pelle di montone esclusivamente di colore nero che copre anche la testa, la faccia resta indistinta per il colore scuro della fuliggine. Ha, però, una sola sonaggia molto grande, unu bintinu. Viene tenuto a bada con sa soga, una striscia di cuoio, dal capo, vestito con sa cabanella in orbace, che si sforza di controllare le intemperanze bestiali di questo essere. |






