La rappresentazione de “is cebus”, tipica di Sinnai, come tutte le tradizioni carnevalesche della Sardegna, ed in parte mediterranee, ha origini precristiane molto arcaiche che si perdono nella notte dei tempi.
Essa deve avere qualche riferimento con dei rituali propiziatori che si riferiscono alla caccia grossa, intesa come prima fonte di sostentamento in una civiltà ancestrale e, comunque, simbolo del dominio dell’uomo sulla natura e sul mondo animale. In questo senso le tradizioni carnevalesche che, pur con differenti denominazioni (boes, merdules, mammuttones, mammutzones, mustaionis, urtzus etc) sono giunte ai nostri giorni rappresentano una simbolizzazione della caccia, con grossi animali pelosi e cornuti (buoi, capre, cervi, montoni) vengono inseguiti, raggiunti e uccisi da cacciatori, attraverso lacci e bastoni, secondo quella che doveva essere la pratica della caccia grossa parecchi secoli or sono.
L’impiego di travestimenti di questo genere può essere messo in relazione con il culto e la adorazione della protome taurina ed il vestire con pelli e corna del capotribù in epoca nuragica. Secondo la tradizione sinnaese la corsa de is cerbus è compostada alcune maschere caratteristiche:
Is cerbus, uomini mascherati con pelli e corna di cervo, che imitano i versi ed l’incedere degli animali di cui vestono le pelli. Durante la rappresentazione sono impiegati anche travestimenti di Sirbonis (cinghiali) e muvras (mufloni), con la stessa funzione de is cerbus. Is canaxus, sono le figure che durante la battuta, con urla e schiamazzi, spingono is cerbus verso la posta. Vestono con abiti da montagna, (sa best’e peddi), e una maschera sul volto.
Is canis, sono talvolta veri cani, altre volte persone travestite con dei sacchi di iuta che venivano indossati a testa in giù e con gli angoli legati in modo da simulare delle orecchie. La rappresntazione de Is Cerbus si svolge a Sinnai tradizionalmente “su lunis di agoa”.





