Costumi di Mamoiada - Carnevale 2006 (f.to stilizzata Sara Muggittu)
Il ballo sardo di Mamoiada è caratterizzato da due importanti varianti: "Su passu Torrau" chiamato un tempo anche "Su ballu Mamujadinu" e "Su sartiu".
Su Passu Torrau, letteralmente tradotto il passo ritornato, ballo originario di Mamoiada, prevede e una serie di passi avanti seguiti dal ritorno sul passo precedente (torrau = ritornato). Viene anche chiamato "a sa seria" alla seria, per via della compostezza e serietà in cui viene eseguito dai ballerini; l’esecuzione dello stesso viene fatta a piccoli passi che quasi impercettibilmente dovrebbero sollevarsi da terra e viene accompagnato in genere dall'organetto o dall'armonica a bocca, “su sonu a buha” e un tempo spesso dal canto a tenore. La regola vuole che si alternino un uomo e una donna, quest’ultima sempre alla destra dell’uomo e i ballerini, disposti in cerchio a “ballu tundu”, il caratteristico ballo tondo tanto immortalato nella piazza Santa Croce a Mamoiada, eseguono questo passo tenendosi stretti con braccia e mani che si incrociano e schiena ben dritta. Esso comunque richiede una certa preparazione e viene eseguito in completa armonia con il suonatore.
A “su passu torrau” si alterna, ogni tanto durante l’esecuzione, “s’intrada”, segnalata da una leggera pressione sulla mano, i ballerini avanzano all’interno del cerchio a piccoli passi in avanti eseguendo al termine due leggere flessioni delle ginocchia, “s’intrada” può essere singola, al termine si ritorna indietro o doppia, segnalata da una’altra leggera pressione di mano. A queste semplici regole se ne affiancano altre che seguono un rituale ben preciso e controllato da diversi uomini all’interno del cerchio; il ballo infatti non si svolge solo in quest’ultimo, ogni tanto infatti, vengono chiamate all’interno delle coppie, che ruotano attorno al suonatore ripetendo quello che avviene per “S’intrada” e talvolta la coppia esegue una rotazione a 360° molto coreografica, che termina sempre con le flessioni sulle ginocchia.

La coppia può anche essere separata, ogni tanto viene chiamato il cambio “a posto la donna”, in questo caso il ballerino accompagna la donna nel punto in cui ballava precedentemente e cambia compagna, viceversa per l’uomo. Queste regole importantissime, non venivano trasgredite, pena l’esclusione dal ballo. Gli stessi coordinatori del ballo possono decidere in base al numero delle persone, di organizzare altri cerchi all’interno del principale, sono noti infatti “sos ballos a duas pizas” o “a tre pizas”, in poche parole ballo a due o a tre cerchi.
Ballu tundu Mamoiada - Carnevale 2006 (f.to Sara Muggittu)

"Su sonadore" - Carnevale 2009 (f.to Sara Muggittu)
Su Sartiu, invece è un ballo caratterizzato da movimenti sicuramente più veloci e vivaci, leggermente saltellato, ma senza esagerazioni, prevede anch'esso come per il passu torrau delle "corse" in avanti, "S'intrada", che viene segnalata al ballerino da una leggera pressione sulla mano.
Essendo più veloce e meno monotono viene eseguito più volentieri dai ballerini.
Le regole sono le stesse de “su passu torrau” così come le coreografie eseguite dalle coppie all’interno del cerchio.

Tziu Beccone - Carnevale 1973 (f.to Archivio Storico Saraservizi)
Su Dillu, viene ballato anch'esso a Mamoiada ma non fa parte dei balli originari. Esso invece è un ballo del Goceano composto da un solo movimento che consiste in due saltelli sul piede destro e due sul piede sinistro. Di derivazione profana, pare venisse anticamente eseguito come .forma di scongiuro per le vittime della puntura dell'argia, un ragno velenoso, per allontanare il pericolo della morte. Tale ipotesi sarebbe suffragata non solo dal fatto che da esso deriva su ballu 'e s'arza (il ballo dell'argia), eseguito a passo di dillu, ma anche dal nome stesso del ballo. La parola dillu sarebbe infatti una contrazione di "dilliriu" che significa delirio; inoltre le parole che accompagnano spesso la danza "dilliri, dilliri, dilliriana", richiamano per assonanza la stessa parola “dillirium”. Una seconda ipotesi invece fa risalire il nome del ballo da "dillisu" (“beffa, scherno”) e sostiene che nei tempi antichi il ballo venisse eseguito dopo una razzia di bestiame ("bardana") come festeggiamento per essere riusciti a beffare i proprietari della mandria.

Balli in piazza - Carnevale anni 50/60 circa (fto Archivio Storico Saraservizi)

Balli in piazza Martedì grasso - Carnevale 2009 (f.to Sara Muggittu)
Brevi cenni sul ballo in Sardegna:
Il ballo tradizionale ("su ballu sardu"), ancora oggi largamente praticato a tutti i livelli sociali, rappresenta per molti paesi dell'isola uno dei momenti aggregativi e comunitari più importanti.
Sino alla prima metà del Novecento, la buona riuscita di una festa dipendeva quasi esclusivamente da come si svolgevano le danze e particolare attenzione si prestava all'aspetto sonoro e coreutico. Il ballo, inoltre, rappresentava anche una delle più importanti occasioni di socializzazione offerte alla comunità, e, in particolare, era il momento in cui le persone di sesso opposto potevano stare a stretto contatto e comunicare le proprie simpatie amorose.
Ancora oggi sono numerose le occasioni, formali e talvolta informali, che danno luogo allo svolgimento di balli: Carnevale, feste patronali, feste campestri, matrimoni, "spuntini", eccetera. Il patrimonio etnocoreutico della Sardegna è estremamente ricco, tanto che più che parlare di "ballo sardo", sarebbe più corretto parlare di "balli sardi". Ogni paese possiede le sue musiche da ballo, per lo meno due o tre tipologie differenti. Su queste musiche, molto spesso, si ha una serie di forme coreutiche che possono variare in base al luogo in cui si svolgono le danze (all'aperto o al chiuso) e all'occasione (Carnevale, festa patronale, ecc.). Ciascuna comunità locale possiede dunque i propri balli, nettamente distinti rispetto a quelli dei paesi vicini o almeno considerati tali. Le differenze in alcuni casi sono macroscopiche, in altri possono sembrare minime, ma per le singole comunità hanno grande importanza perché sottolineano l'identità de "sa bidda" e marcano la diversità con le altre comunità.
Ogni ballo ha il suo nome che spesso mette in risalto una caratteristica di quella danza: l'aspetto morfologico ("ballu tundu, cointrotza, ballu brincu, ballu mannu, passu puntau, ballu 'e sa cruxi, passu e tres", ecc.), toponimico ("logudoresa, ballu 'e 'Usache, campidanesu, ballu 'e su marghine, mamoiadina", ecc.), asemantico ("su dillu, su dennaru, su durdurinu", ecc.), situazionale ("ballu 'e su cumbidu, ballu froniu, sa ciappita", ecc.), anatomico ("ballu 'e ischina, s'anchetta, sciampitta", ecc.), cronologico ("ballu antigu, arciu antihu", ecc.), strumentale ("ballu 'e su saccu, ballu 'e s'isprigu, ballu 'e sa scova", ecc.).
All'interno di questo ricco patrimonio una varietà di fonti sonore scandisce i ritmi del ballo: il canto monodico della voce maschile o della voce femminile, la polifonia vocale ("tenore, cuntzertu, cuntrattu"), la voce con accompagnamento strumentale (chitarra, organetto, "pipiolu", ecc.). Tra gli strumenti musicali nel cui repertorio vi sono molte musiche da ballo si possono menzionare "is launeddas, sas benas, su pipiolu, sa trunfa, s'affuente, su tumbarinu, su triangulu, sa chitarra" (la chitarra), "su sonette a bucca" (l'armonica a bocca), "su sonette" (l'organetto diatonico), "su sonu" (la fisarmonica). Questi strumenti accompagnano il ballo da soli ma spesso danno vita a piccoli complessi musicali: è il caso di quello formato da triangolo, "tumbarinu" e fisarmonica semidiatonica che scandisce "sa cointrotza", il ballo caratteristico del Carnevale di Aidomaggiore.
La forma coreutica più frequente nei balli della Sardegna è la disposizione in cerchio dei ballerini, con andamento circolare sempre verso sinistra. Il cerchio può essere chiuso dalla catena dei ballerini, aperto, frammentato per gruppi o coppie. Serietà, ordine, rispetto, regole sono i termini che ricorrono più spesso quando si parla di ballo con ballerini e suonatori.
Nella tradizione chi produce la musica da ballo (suonatore/i o cantori) sta al centro dello spazio adibito alla danza e nel ballo. Il rapporto tra "chi fa la musica" (suonatori o cantori) e "chi usufruisce della musica" (ballerini e pubblico) è più evidente che nelle altre forme di musica di tradizione orale. Tra suonatore e ballerini si hanno continui messaggi, in una costante interazione tra esecuzione musicale ed esecuzione coreutica. Il suonatore invita i ballerini ad un maggiore impegno con delle "picchiadas" (frasi musicali) più ritmate; gli stessi ballerini, con movimenti più veloci dei piedi, richiedono al suonatore ulteriori virtuosismi musicali.
Assai numerose sono le occasioni per assistere all'esecuzione di balli tradizionali all'interno di feste e delle sagre con raduni di gruppi folk. Un particolare rilievo ha il periodo carnevalesco soprattutto in certi paesi dell'area centrale. (da Sardegna Cultura)

Gli strumenti
La fisarmonica diatonica - altresì conosciuta col nome popolare di organetto , in Francia conosciuta come accordéon diatonique - è uno strumento a mantice e si può definire il padre della fisarmonica, fornito di bottoni suona contemporaneamente la melodia e l'accompagnamento. Nasce verso la metà dell'Ottocento in ambiente colto e si diffonde grazie alla praticità, al suono melodioso, e alla possibilità di essere completo dal punto di vista musicale, permettendo di suonare senza la presenza di altri strumenti. Conosciuta a Mamoiada come "su sonu", è lo strumento maggiormente utilizzato per accompagnare i nostri balli, ma la sua diffusione in Sardegna risale comunque al 1800.
Utilizzato e rivalutato, soprattutto in questi ultimi anni, è l'uso di un altro strumento, "su sonu a bu'a" - l'armonica a bocca. Era assai comune a Mamoiada che la suonassero anche le donne.
Per accompagnare il ballo ovviamente non bisogna dimenticare nemmeno "sos tenores", ma oggi si ricorre pochissimo a questa tecnica per il semplice fatto che i ballerini non sono più abiutati come un tempo a seguire il ritmo della voce nell'esecuzione del ballo.
Altro strumento da non dimenticare e che ben si accompagna soprattutto in abbinamento con il canto, è "sa trunfa" - lo scacciapensieri.
Lo scacciapensieri detto anche marranzano (marranzanu in siciliano) è uno strumento musicale idiofono costruito da una struttura di metallo ripiegata su sé stessa a forma di ferro di cavallo in modo da creare uno spazio libero in mezzo al quale si trova una sottile lamella di metallo che da un lato è fissata alla struttura dello strumento e dall'altro lato è libera.
Lo strumento si suona ponendo l'estremità con l'ancia libera poggiata sui denti (senza stringere troppo) e pizzicando la lamella con un dito mentre si cambia la dimensione della cavità orale per regolare l'altezza dei suoni che può avvenire anche per mezzo di diversi posizionamenti della lingua. L'oggetto dovrebbe diventare un tutt'uno con il corpo del musicista. Attenzione però a non urtare la lamella contro i denti, potrebbe procurare danni permanenti; inoltre, suonare lo scacciapensieri per un lungo periodo danneggia comunque i denti con il rischio di dolori. Per sicurezza, un altro modo per suonare uno scacciapensieri è quello di posizionare l'ancia libera davanti ai denti senza stringerla.
Vedi il ballo Carnevale 2009






